mercoledì 16 ottobre 2013

INGHILTERRA


 
Il momento più particolare che ho vissuto durante l’estate è stato un pomeriggio in Inghilterra.

Ero in giardino, una distesa di erba verde e rigogliosa, dove le farfalle e gli uccellini svolazzavano tra i rami degli alberi, dove gli scoiattoli si nascondevano tra i cespugli pungenti di bacche rosse.

Ero a giocare sotto il sole cocente, la testa mi scottava, la luce era forte tanto da non riuscire a tenere gli occhi aperti, il mio corpo era appesantito e accaldato, io ero confusa, mi girava la testa, da un momento all’altro sarei potuta svenire, avevo tanta sete; mi sembrava di essere in un deserto infinito.

Tutto girava intorno a me nulla era fermo, io cercavo l’ombra, ma le mie ricerche finirono invano, disperse tra la mia disperazione.

Fortunatamente dopo venti lunghissimi minuti il gioco finì, io mi trascinai sotto il grande abete color verde intenso, pieno di piccole pigne.

Mi sentivo rinascere: quell’ombra fresca, quella brezza rilassante e rigenerante, quel silenzio meraviglioso, gli alberi, il vento, i fiori profumati e colorati e gli uccellini  parlavano tra di loro; un discorso allegro e colorato, pacifico, pieno di sorrisi.

Recuperai le forze e corsi alla fontanella di metallo grigiastro, presi un bicchiere d’acqua fresca e limpida.

Tornai all’albero, mi sdraiai tra i fili d’erba che mi solleticavano le braccia e le gambe, mentre la brezza mi scompigliava i capelli, tra gli immensi rami dell’abete si intravedeva il colore azzurro del cielo terso.

Mi guardavo intorno e vedevo le dolci forme delle colline rattoppate da campi, orti e frutteti perfettamente compatti e simmetrici.

Ero rilassata e ogni tanto sorseggiavo un po’ di quell’acqua fresca, dopo qualche minuto mi si avvicinò un pettirosso e rimase lì a guardarmi perplesso, ma poco dopo volò via libero nel cielo.

In quel momento stavo bene, il mio corpo era leggero, libero e fresco, la mia testa era senza pensieri, l’energia mi era tornata ma ero comunque stanca, chiusi gli occhi mi lasciai trasportare dai suoni della natura.

Si fece tardi: il sole diventò un’enorme palla rossa, il colore del cielo era rosa violaceo con delle sfumature azzurre, misteriosamente apparirono delle imponenti nuvole nere e minacciose, i piedi delle colline erano in penombra, l’aria cominciava ad essere più frizzante, si percepiva un odore di umido.

Infatti dopo pochi secondi il cielo si fece scuro color verdognolo, la pioggia cominciò a precipitare, da un lieve ticchettio a uno scroscio infinito, i fulmini erano l’unica cosa che illuminava il cielo, i tuoni sembravano tamburi che creavano un rumore assordante.

Le tenebre oscure si impossessarono del giardino, che da un deserto si trasformò in un posto pauroso pieno di pozzanghere, pieno di fanghiglia che ti catturava le gambe, ingoiandole senza pietà nella sua gola.

Io cercai di evitare quelle pozzanghere correndo più veloce che potevo, ormai ero bagnata, infreddolita, tremavo come una foglia, però oltre la fitta pioggia intravidi la casa dove alloggiavo, a quel punto corsi ancora più velocemente e arrivai.

Ero finalmente a casa, ero al caldo accogliente del mio letto, ero salva dalla luce e dalle tenebre, dal caldo estenuante e dal freddo pungente.

                                                                                                                   Eleonora 2^C 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo, particolarmente descrittivo e coinvolgente. Brava !

Anonimo ha detto...

Che bello ! Complimenti !