martedì 1 aprile 2014

Giacomo Leopardi


Un’alunna di terza ha avvicinato l’esperienza di G. Leopardi a quella di molti ragazzi adolescenti, prendendo spunto dalla visione dello spettacolo “Fuori misura”, portato in scena dalla compagnia “Quelli di Grock”.
Prof. Daniela Piazza


Giacomo Leopardi , illustre poeta e intellettuale dell’800, è un personaggio non sempre così facile da comprendere e far conoscere, specialmente a ragazzi non più grandi di quattordici anni. Spesso è un argomento piuttosto pesante e noioso, ma alla visione di questo spettacolo, al quale ho assistito con la scuola, sono certa che chiunque rimarrebbe colpito e affascinato da questo celebre scrittore più di quanto già potesse esserlo. A essere sincera, io, da quando la prima volta in classe ho sentito la storia di Leopardi e conosciuto un po’ meglio ciò che aveva scritto e tutte le sue opere, fin da subito mi sono appassionata, anche se non è il termine più adatto. Tutta questa vicenda che Leopardi vive e racconta nelle sue poesie, la ricerca della felicità in questo mondo marcio, al punto di trovarti a interrogarsi sul perché  della tua esistenza, questo desiderio da autodistruggerti, ma non abbastanza, non abbastanza per farla finita, rimane quella speranza che in fondo è più forte di qualsiasi cosa, è il desiderio di una vita bella e meravigliosa che ti tiene legato ad essa. Ed era proprio questo che Andrea, l’attore dello spettacolo, tentava di esprimerci. Come si è sentito Leopardi, da adolescente, con tutti i suoi complessi e paranoie che ogni giorno lo tormentavano, non lasciandogli mai tregua. E aumentavano. Sempre più. Colpito poi anche da una malattia che purtroppo col passare dei giorni diventava sempre più dolorosa, la sua unica fonte di “salvezza” era lo studio, i libri, sui quali passava il suo tempo, stando lì seduto alla sua scrivania solitario, appuntando i suoi pensieri più profondi. È la sua scalminata voglia di scappare, bloccata e negata che lo rende ancora più pazzo e insofferente, a causa di questo suo sentirsi troppo “fuori misura”, creato dal suo aspetto goffo, buffo, brutto, inarcato, emarginato e sin da piccolo non apprezzato da nessuno. “Fuori misura” il titolo dello spettacolo, chi non si è mai sentito così? Mi è piaciuto questo paragone fatto da Andrea tra Leopardi e noi adolescenti, qualsiasi ragazzo prima o poi si trova così, in questa situazione, si sente sbagliato, diverso, non giusto. Mentre Andrea recitava, in alcuni momenti, mi è sembrato come se si fermasse tutto e raccontasse la storia della mia vita a qualcuno che era già lì pronto a giudicare, come ormai fanno tutti. Pensando che giudicare o addirittura pregiudicare sia una cosa che fa sentire più grande e superiore. Perché ormai chi non discrimina, emargina, prende in giro usando le tue debolezze, bullizza e giudica non può essere nessuno. Benvenuti qui dove tutto è basato su i tuoi averi, su quello che hai, sull’essere o no popolari, sul modo di vestire, di ascoltare musica e sulle cose che fai. Benvenuti qui dove se non si è tutti uguali con determinati aspetti non vali nulla, non sei dentro, non hai i requisiti per essere giusto e accettato dalla società, sei lo -sfigato-. Ed è per questo, a causa degli insulti infondati e le critiche su quei chili di troppo che centinaia di ragazzi, non sentendosi parte del gruppo, iniziano ad autolesionarsi  o c’è chi arriva al peggio: suicidio. Non c’è più nessuno che guarda all’anima, come scrive Leopardi. Sono rimasti in pochi coloro capaci di un amore profondo e eterno, sincero, e leale, come quello che sognano tutte le ragazze da piccole o almeno che sognavano, sono cambiati i tempi e anche le ragazze non sono più quelle di prima. Mi piace la vita di Leopardi, nonostante non sia un granchè, con il suo pessimismo che incolpava qualcosa di diverso ogni volta, ma per qualche strano motivo la trovo davvero dannatamente intrigante e mi prende veramente tanto. Sarà forse perché mi ci rispecchio molto. Mi sento così ogni giorno, NON SONO MAI ABBASTANZA per nessuno.
Rachele

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