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giovedì 18 marzo 2010

La grande Guerra


Raccontare cinematograficamente la Grande Guerra italiana non fu un’impresa semplice, per molto tempo l’argomento è stato un tabù: sshh fate piano, meglio non disturbare il mito, già messo troppo in discussione con il termine “mutilata”,  della nostra Vittoria.
L’Italia, è vero, fu tra le potenze vincitrici ma la prima guerra mondiale non fu né la guerra lampo che molti si aspettavano e né l’emblema della trionfante nazione italiana.
L’esercito italiano nutrito a patriottismo vinse piuttosto vomitando depressione, utilizzando gas chimici e scarpe bucate.

Nelle ore di storia propongo agli studenti la visione dei alcune sequenze tratte da due film sull’argomento.
Il primo che, tra diffidenze e polemiche, cercò di parlarne fu Mario Monicelli, regista della commedia all’italiana, nel film “La Grande Guerra” (1959) con Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Ho scelto una sequenza sul tema del rancio che tra le altre cose ha, a mio parere, una riuscitissima definizione della guerra di trincea: essa è “un lungo ozio senza un minuto di riposo”.
Figlio dei controversi anni Settanta è il ben più critico “Uomini contro” di Francesco Rosi, regista pacifista. Il film è tratto dal libro “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, dal quale riprende la figura, perfetta per la serie televisiva Criminal Minds,  del generale Leone; le scelte registiche accentuano le tinte cupe e ci fanno cogliere il peso della guerra di trincea alternando momenti di estremo silenzio e lentezza a lunghe scene di caos e sparatorie, dalle quali persino lo spettatore esce stremato! 

Ricordo che un film non è un documentario e non vuole esserlo (a meno che non ne sia esplicitata l’intenzione), piuttosto ha la caratteristica di raccontare fatti, anche realmente accaduti, trasmettendo suggestioni e emozioni mediate dalle idee e dal genio del regista e della sua equipe.

Prof.sa Sala

martedì 16 marzo 2010

Alieni tra di noi

Ancora lavori di Arte e Immagine, questa volta delle classi prime, ispirati alla "ricerca di entità aliene da un tracciato curveggiante".

Prof.sa Antonietti
 


  


  

lunedì 15 marzo 2010

Effetto 3D

Alcuni lavori delle classi seconde sull'effetto 3D

Prof.sa Antonietti

  


  

venerdì 12 febbraio 2010

Da una linea spezzata....

....sono nati questi lavori!

Prof.sa Antonietti

 


 

Lavori di allievi della classi prime.

giovedì 11 febbraio 2010

La mela d'argento


Per la buona notte, gustatevi questa bella fiaba di un allievo di 1C

Prof.sa Sala

LA MELA D’ARGENTO

C’era una volta un paese di nome “Fruit-land” conosciuto da tutti per il suo piccolo e meraviglioso bosco ricco di alberi da frutto. Il vecchio proprietario del bosco aveva piantato, fatto crescere e curato questi alberi tutto da solo utilizzando dei semi magici ricevuti da uno stregone. Si trovavano infatti frutti stranissimi e mai visti: pere a forma di orsetto dal gusto dolcissimo, ciliege gialle enormi e pesche dal nocciolo commestibile.
Al centro del bosco c’era un albero recintato che si distingueva dagli altri perché aveva sui suoi rami delle mele d’oro cosi belle da far incantare chiunque le vedesse. Vicino al melo vi era però un grosso cartello con scritto:

 POTETE RACCOGLIERE TUTTI I FRUTTI DI QUESTO BOSCO, MA  ASSOLUTAMENTE NON RACCOGLIETE LE  MELE D’oro” .

Un giorno, un cavaliere, passeggiando per il paese di Fruit-Land, in cerca del regalo di anniversario per la sua dama, si imbatté nel bosco. Rimase affascinato da tutti questi alberi profumati e coloratissimi, ma appena vide il melo non poté resistere alla tentazione di cogliere un frutto d’oro. 
Subito dopo aver strappato la mela dall’albero, un bagliore lo colpì, e improvvisamente si trovò trasformato in una mela d’argento posta sul ramo più alto.
Alla sera di quel giorno il proprietario si recò, come era solito fare, nel suo bosco, per dare da bere ai suoi alberi e per vedere se qualcuno aveva trasgredito la sua regola. Infatti sapeva che se le mele d’oro erano aumentate significava che qualcuno aveva disobbedito e si era quindi trasformato in una mela. Non gli era mia capitato però di vedere una mela d’argento.
Decise così di andare a consultare lo stregone che gli aveva donato i semi e farsi spiegare cosa fosse successo. Lo stregone gli spiegò che soltanto le persone avide di ricchezza si trasformavano in mele d’oro. Chi si trasformava in una mela d’argento non poteva essere una persona cattiva, ma si trattava di una persona buona che aveva sbagliato. Infatti il cavaliere non voleva rubare la mela per sé, ma voleva semplicemente rendere felice la sua amata.
Così lo stregone e il proprietario decisero di sciogliere l’incantesimo, il cavaliere si scusò con il proprietario, lui lo perdonò e gli preparò una cesta piena di splendidi frutti da regalare alla sua dama.

Un allievo di 1C

mercoledì 3 febbraio 2010

Era una notte...


Era una notte come le altre, quando d’improvviso senza alcuna ragione, come comandato da qualcuno di superiore, i miei occhi si spalancarono. In quell’ attimo una miriade di pensieri mi balenarono in testa. In quel preciso istante mi sentii debole come non mai, la mia testa era vertiginosamente tempestata da sensi di colpa e preoccupazioni. Fino ad allora non avrei mai immaginato quanto crudele fosse stata la mia vita. In quel momento ogni omicidio si era tramutato in un senso di colpa terrificante, travolgente e pesantemente malinconico.
Ero scivolato in un istante di immensa depressione e la soluzione, l’unica soluzione che mi venne in mente era uccidermi, sì uccidermi e farla finita con i fantasmi. Scorsi sul mio tavolino la rivoltella. Mi alzai di scatto e la afferrai. Me la puntai alla tempia, quasi contro la mia volontà, con un gesto automatico e scontato.
Ero stomacato dalla mia figura, sia per aver commesso così tanti crimini e sia per essere arrivato al punto del suicidio. Cosa ne sarebbe stato del mio corpo se mi fossi ucciso. Il suicidio non è una soluzione da uomini di “ferro” come me. Eppure stavo per premere quel maledetto grilletto quando il ricordo di una frase detta da Lucia mi fece sobbalzare. Esitai e nello stesso tempo rabbrividii.
“Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia.”
Mi misi le mani fra i capelli, lasciai cadere la pistola. E piansi. Sì piansi, come solo un uomo stanco e vecchio sa fare. Vecchio e stanco. Ma lì, proprio quella notte, decisi di cambiare la mia vita: avrei cominciato liberando Lucia dal mio castello.
Un alunno di 3C


Una modernissima confessione sul male di vivere?
No, non c’è da preoccuparsi. Un riuscitissimo esercizio di stile da una delle più classiche pagine della letteratura: è la tormentata notte dell’Innominato … vista da vicino.
Prof.sa Sala

martedì 19 gennaio 2010

Il Ragno e la Mosca

Due favole sulla solidarietà tra diversi scritte da allievi di 1B.
Prof. Caria


Il ragno e la mosca


C’era una volta un ragno che prendeva sempre in giro una mosca dicendole che era brutta e che non sapeva fare niente. Un giorno il ragno camminava vicino ad un fiume e ad un tratto si alzò il vento. Lui, essendo troppo leggero, finì nell’acqua. La mosca se ne accorse e volò subito dal ragno che non riusciva ad uscire dal fiume. Lo prese per la gamba e lo portò sopra il suo corpo volando fino a casa. La mosca asciugò il ragno e si prese cura di lui fino al suo risveglio. Quando aprì gli occhi disse: «Ti ringrazio mosca, non pensavo che dopo tutto quello che ti ho detto mi avresti salvato!»
E la mosca rispose: «Non fa niente ragno: l’importante era che tu non morissi. Per questa volta ti perdono.»
Così il ragno e la mosca divennero grandi amici.
Questa favola insegna che anche se un amico ci prende in giro bisogna ugualmente aiutarlo nei momenti di difficoltà.

Il ragno e la mosca


In una cantina viveva un ragno anziano ma agile che veniva sempre preso in giro da una mosca perché, essendo un ragno, non poteva volare.
La mosca era molto antipatica e un giorno, quando il ragno cadde nell’acqua di un catino e rischiò di affogare, la mosca lo vide ma non lo aiutò.
Per fortuna arrivò una signora che, senza vedere il ragno, svuotò il catino in cui era caduto, permettendogli di continuare a vivere. Allora il ragno tesse una grande tela e, quando la mosca ci rimase impigliata, non la aiutò, facendola morire e mangiandosela.
Chi non aiuta non si aspetti aiuto.

lunedì 11 gennaio 2010

Omini

Pubblicando questi primi lavori giunti a me nel nuovo anno, colgo l'occasione per augurare un buon 2010 a tutti i frequentatori e sostenitori di questo blog.

Lavori delle classi della Prof.sa Antonietti
 

 

mercoledì 16 dicembre 2009

Da che parte?

Alcuni lavori di ragazzi di prima alle prese con il simbolo della freccia e giochi di cromie.

Prof.sa Antonietti
   

giovedì 10 dicembre 2009

Don Abbondio


Questa è una delle esercitazioni decisamente più riuscite su un lavoro che prevedeva di "giocare" su alcune testi classici, nella fattispecie il testo del Manzoni.


Prof.sa Sala


Il coraggioso Don Abbondio


Don Abbondio se ne tornava un giorno trotterellando a casa pregando con il libretto aperto a metà, quando all’improvviso vide due bravi, uno a cavalcioni d’un muretto e un altro appoggiato allo stesso muretto.
Chi stavano aspettando? Fu tentato di avvicinarsi per chiederlo ma subito: “ Signor Curato!”.
Il curato rispose: “ Cosa vuole da me?”
“Lei ha intenzione,” proseguì l’altro bravo, sceso dal muretto: “ di sposare Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, dico bene?” Don Abbondio rispose: “ Sì, dice bene, dice benissimo. Ma qual è il punto? Cosa sta cercando di dirmi?” “Questo matrimonio non s’ha da fare. Né domani né dopodomani né mai!” Don Abbondio, che era impegnato a controllare che le formiche del vicino formicaio stessero lavorando per bene, al mai sobbalzò. Poi si spazientì: “Signori miei, non è educato  gridare in tal modo, e inoltre qui mi si sta imponendo di andare contro gli ideali cattolici che mi formarono tempo fa!”
I bravi, stufi di usare le “buone maniere” dissero: “ Lei, dico, lei sta giocando con il fuoco: il nostro padrone Don Rodrigo non sopporta coloro che vanno contro i suoi desideri. E’ meglio che non rifiuti poiché le sue parole potrebbero ritorcersi contro lei stesso.”
Don Abbondio, stanco di questi spagnoli pigroni, nullafacenti e prepotenti, e di parlare con quei due illetterati maleducati, rozzi e puzzolenti disse: “ Lor signori  ascoltino: io ho il dovere di unire coppie di qualunque età, è ciò che il mio mestiere mi impone, e inoltre ho una Perpetua svampita che mi aspetta a casa, ho fame e mi dolgono i piedi, quindi permesso e arrivederci e tante buone cose.” Detto ciò era già alle spalle dei bravi che lo guardavano esterrefatti, un po’ perché avevano capito poco o nulla  e un po’ perché di quel poco che avevano capito la risposta era negativa. Sconsolati si avviarono dal loro padrone, dove la meritata punizione li attendeva.


Un ragazzo di 3C

mercoledì 9 dicembre 2009

Mitologia classica

Questi sono due esempi di come i ragazzi di prima media  B e C ,dopo aver letto ed analizzato alcune storie di miti, si sono impegnati nella stesura di un testo mitologico.
Quindi se volete conoscere chi ha inventato l’orologio o il perché le giraffe hanno il collo lungo, leggete queste storie…..


Prof.sa Piazza


“LA NASCITA DEGLI OROLOGI”


Figlio degli dei del tempo Ptor ed eris, Hamber era il re dei cieli. Aveva lunghi capelli blu, grandi occhi luminosi e le orecchie appuntite.
Il suo regno si estendeva su tutte le nuvole dei cieli. Governava con immensa saggezza ed era benvoluto da tutti gli altri dei.
Oltre ad essere molto forte, Hamber era anche dotato di poteri magici: egli poteva fermare il tempo e viaggiarci attraverso per raggiungere ere passate o future.
In principio non esistevano strumenti per misurare il tempo, sino a quando gli dei diedero ad Hamber l’incarico di trovare uno strumento per poterlo fare.
Hamber però non sapeva come svolgere il compito che gli era stato assegnato e soprattutto non sapeva dove cercare.
Allora si mise a passeggiare fra le nuvole, immerso nelle sue riflessioni. Ad un certo punto vide sotto di lui uno stagno prosciugato con un ramo conficcato al centro. Il sole lo illuminava ed il ramo proiettava la sua ombra sul terreno. Ad Hamber venne un’idea e scese velocemente dal cielo: questa fu la scoperta della meridiana.
Hamber pensava di aver esaudito il desiderio degli dei, quando si accorse che la meridiana funzionava solo in presenza del sole.
Allora ritornò sulle nuvole a caccia di idee. Ad un certo punto vide sotto di sé la sabbia del deserto e decise di costruire una clessidra: il desiderio degli dei era stato ormai esaudito ma Hamber non era del tutto soddisfatto.
Ritornò ancora a passeggiare fra le nuvole in cerca di idee. Guardando sotto di lui vide una foresta ed in uno spazio dove non crescevano alberi, vide due tronchi a terra. Incuriosito, scese a terra e con una magia li rimpicciolì, poi si sedette su una pietra a meditare.
Successivamente si rese conto che i due tronchi formavano un angolo retto e nella sua mente balenò l’idea di creare un grosso cerchio, con dentro i due rami, uno più grande a l’altro più piccolo e attorno i numeri da uno sino a dodici, per rappresentare le ore.
L’idea venne accolta dagli dei e tutti aiutarono nella realizzazione dell’orologio. Come premio, il primo orologio fu dato ad Hamber che grazie ai suoi poteri lo condusse fino a noi.
  
SENZA AMICIZIA NON SI PUO’ STARE


Un giorno nella foresta Hakmikak in Africa , due ippopotamini stavano giocando sulla riva del fiume Creta ,sotto l’ombra di un grandissimo e vecchissimo albero pieno di stupendi bianchissimi fiori.
I due ippopotamini si chiamavano Caco e Mela , loro erano buoni amici e si conoscevano fin dalla nascita . Caco si arrampicò sull’albero e vide un peluche di uno strano animale , quando scese dall’ albero lo fece vedere a Mela , insieme gli diedero il nome  Giraffa ( dall’ippopotamesco SCOPERTA).
Giocarono tutto il pomeriggio con la Giraffa , ma alla fine del giorno si pose un dilemma : chi se lo doveva portare a casa ?I due cominciarono a litigare tirando il peluche per i piedi e per la testa in quel modo il collo della Giraffa si allungò moltissimo. Dopo un po’ Caco si stancò e lasciò la Giraffa a Mela, che se la portò a casa tutta soddisfatta. Caco era molto arrabbiato con Mela perché Giraffa l’aveva trovata lui ed era sua, e per tale motivo non voleva più vedere Mela. Mela adorava la Giraffa , ma dopo un po’ si stancò di lei perché non poteva né muoversi né parlare , così decise di partire per andare dallo stregone Campidarada , che viveva nel bel mezzo della foresta oscura ! Mela partì, camminò tutto il giorno e per la notte si fermò a dormire sotto un albero. La mattina dopo quando Mela si svegliò le tracce del sentiero erano in parte cancellate e quindi era più facile perdersi , ma Mela non ci badò e continuò il suo percorso. Dopo tre giorni di cammino , trovò l’antro dello stregone Campidarada e gli chiese di dare vita al suo peluche , Campidarada fece quello che gli era stato chiesto , ma dopo aver dato la vita alla giraffa , Mela gli chiese di duplicarla per darne una a Caco , Campidarada fece quello che gli era stato chiesto , Mela lo ringraziò e ritornò a casa. Caco fece pace con Mela e lei capì che senza amicizia non si può stare . Ed è da quel tempo che le Giraffe hanno il collo lungo.   

Lavori di tecnologia...

..., nello specifico disegni tecnici, che potrebbero benissimo essere di fine prima, inizio seconda superiore.
Questo il parere della Prof.sa Cavaletti in merito a questa "Proiezione ortogonale di un gruppo di solidi composti da un parallelepipedo e un prisma pentagonale" realizzato da un allievo di 3A.

martedì 8 dicembre 2009

Uscita didattica a Vigevano delle classi seconde di mercoledì 9 dicembre


Su richiesta della Prof.sa Mariotti pubblico il "lavoro" che i ragazzi delle classi seconde dovranno svolgere durante la visita alla città di Vigevano.






Vigevano: Piazza Ducale e i suoi segreti

Tutto ciò che ora devi fare è aguzzare la vista e osservare con molta attenzione.

1) Sei in piazza Ducale. Schizza una piantina e riporta gli edifici che si affacciano sulla piazza.
2) Osservando tutti gli edifici presenti, ti sarai accorto che ce n’è uno diverso. Quali sono le particolarità che lo rendono differente da tutti gli altri? Prova a guardare attentamente.
3) Ti trovi ora sotto un arco affrescato. Descrivi con precisione ciò che vedi.
Secondo te perché questo simbolo si trova proprio qui?
4) Sopra i portici che corrono attorno alla piazza noterai una serie di affreschi che riempiono di colori il nostro sguardo. Ci sono dei medaglioni che raffigurano personaggi importanti della famiglia Sforza, ma non solo. Riporta qui sotto qualche nome, o qualche frase, che riesci a leggere.
      5) Il tuo sguardo ora deve spostarsi verso l’alto, sui tetti delle case. Che cosa noti?  Prova a contarli tutti. Hanno tutti la stessa forma? Perché, secondo te, ce ne sono così tanti? Hanno qualche valore simbolico? Osservali con attenzione e forse la risposta la trovi tu da solo!
      6) Ora i tuoi occhi devono guardare in giù, verso il pavimento. Anche il ciotolato della piazza nasconde delle figure importanti. Quali? Descrivi qui sotto cosa scopri.
     7) Ci sono due torri che dominano la piazza, la torre __________________ e  la torre _____________________, ma una è decisamente più imponente dell’altra. Quale? Secondo te perché proprio quella torre è più bella, più imponente, più maestosa? Se fossimo stati nel Medioevo, avremmo visto la stessa cosa? Motiva la tua risposta.

mercoledì 2 dicembre 2009

Fiabe di Natale 2: ecco i primi "finali" alternativi

Di seguito alcuni finali della fiaba  "Nevina e Fiordaprile"  elaborati dai ragazzi di 1A.
(per riprendere il testo della fiaba cliccare qui)


Prof.sa Ortolani 


Finale1
....Allora Fiordaprile porto’ il corpo di Nerina fino al confine con il regno di Gennaio.
Quando Gennaio vide arrivare il corpo esanime e incosciente di sua figlia scatenò la sua ira contro gli abitanti del regno di Fiordaprile: sommerse di neve le coltivazioni, le piante e gli animali.
Gli abitanti implorarono Fiordaprile di liberarli dalla neve e dal ghiaccio, cosi’ Fiordaprile si reco’ da Gennaio e gli chiese di far sparire la neve e il ghiaccio che devastavano i campi dei suoi sudditi e chiese anche di poter amare liberamente Nerina.
Dapprima Gennaio fu scortese ed arrogante, ma poi, non volendo privare sua figlia del suo amore e capendo le ragioni di Fiordaprile, diede retta al Principe e decise ritirare le sue nevi. 
Decise inoltre che Nerina avrebbe potuto sposare Fiordaprile a patto che gli sposi vivessero sei mesi nel suo regno e sei mesi nel regno della primavera.
Fu così che Gennaio creò i ghiacciai e le nevi perenni, per permettere a Nerina di vivere senza alcun pericolo anche nel regno del marito.
Nerina sposo’ Fiordaprile, il quale alla morte di Gennaio divenne il re del regno del suocero.


Finale2
… Il suo volto prendeva la trasparenza della bolla che sta per dileguare.
Fiordaprile sarebbe stato perso senza la sua Nevina: doveva assolutamente fare qualcosa per salvarla! Allora andò a raccogliere un fiore, tutto variopinto e molto profumato, che nel suo paese era curativo e lo fece annusare a Nevina la quale si risvegliò subito. Fiordaprile era felicissimo!
Decisero di avviarsi verso il regno di Nevina perché lei glielo voleva far vedere.
-  Fiordaprile! Vieni a vedere il mio regno, però mettiti una giacca perché potrebbe fare molto freddo!
I due si incamminarono. Nevina fece fare a Fiordaprile tutto il giro del suo regno e gli fece conoscere Gennaio che era entusiasta di vederlo. Fiordaprile volle sposarla e per questo si affrettarono nel regno di Fiordaprile.
Con l’aiuto degli gnomi e delle fatine colorate, decisero di costruire un bellissimo castello. Era meraviglioso! Da un lato c’erano distese immense di prati verdi e di fiori profumati con un mare limpido e tanti pesci colorati; mentre dall’altro si trovavano montagne ghiacciate e boschi di altissimi pini punteggiati di neve. Inoltre c’era una pista da sci dove Nevina e Fiordaprile potevano scivolare felici.
Nevina chiese alle belle fatine di far scendere una pioggia di fiocchi di neve e un vento freddissimo sul suo letto a baldacchino. Fiordaprile, invece, chiese di far scendere un vento tiepido e il profumo dei fiori del suo tappeto verde.
Nevina e Fiordaprile ebbero due bellissimi figli: un maschietto di nome Febbraio e una femminuccia  che chiamarono Fiore, così vissero felici e contenti per il resto dei loro giorni.


Finale3
Per fortuna appena superato il confine Nevina si svegliò e riprese le forze potè parlare con Fiordaprile. Così decisero di sposarsi e di costruire il loro palazzo esattamente sul confine fra i loro due regni di modo che potessero stare insieme e vivere tranquillamente entrambi.
I cittadini però cominciarono nuovamente a lamentarsi perché non volevano avere nel regno contemporaneamente l’inverno e la primavera, così andarono al palazzo a protestare.
Dopo molte discussioni, per accontentare i sudditi, i due principi furono costretti a dividere di nuovo i regni.
Passarono i mesi ed accadde una cosa molto curiosa: il regno primaverile si stancò di vivere sempre nella stessa stagione e così capitò anche agli abitanti del regno d’inverno che si dicevano annoiati dalla monotonia del paesaggio.
Allora fecero un accordo: inventarono le stagioni e da quel momento in avanti nel regno si susseguirono estate, autunno, inverno e primavera.
Così poterono fare altri sport: in estate si potè nuotare nel mare, d’inverno si potè sciare ed in ogni stagione il paesaggio cambiava aspetto e le cose si trasformavano.
Nevina, con il passare del tempo si abituò ai cambi climatici ed ai diversi colori ed insieme a Fiordaprile  regnò e visse felice e contenta.






martedì 1 dicembre 2009

Resoconto sulla giornata della "colletta alimentare"

Sabato 28 Novembre molti alunni della scuola, accompagnati da alcuni docenti, hanno partecipato alla giornata della Colletta Alimentare. Vi proponiamo il commento che ha scritto un ragazzo di II C dopo aver partecipato al gesto. E' bello poter accorgersi che quando doniamo qualcosa di nostro agli altri, il tempo ad esempio di una mattina o di un pomeriggio, i primi a sorprendersi contenti e grati siamo proprio noi.


Prof.sa Mariotti


La colletta alimentare: un'esperienza gratificante


Più divertente di quello che può sembrare, la colletta alimentare è un’ esperienza molto gratificante nella quale si dà un aiuto concreto e solidale a coloro che sono meno fortunati di noi. E’una cosa semplice (io ne sono stato partecipe e intendo ripetere questa esperienza ogni volta che se ne presenterà l' occasione) e a chi ne capisce veramente il significato, che va oltre al semplice donare cibo, a chi si immedesima veramente in coloro che sta aiutando e lo fa con il cuore, io dico: grazie, da parte di tutti. La colletta alimentare è un evento a cui TUTTI possono partecipare, indipendentemente dalla politica o dalla religione che si ha.


Non credo ci sia nulla da perdere nell' aiutare il prossimo sottraendo un po’ di tempo alla vita quotidiana magari alzandosi dal letto o smettendo di giocare ai videogiochi per spendere anche solo un paio d' ore facendo qualcosa di utile.


Ma se questa cosa viene fatta con costrizione e senza voglia, allora direi che non si ha compreso fino in fondo il significato di questa giornata che si riassume in una sola parola: solidarietà. Solidarietà non solo figurata ma  concreta, reale,un atto di solidarietà in cui si crede veramente, in cui ci si mette corpo e anima facendo, nel nostro piccolo, tutto il possibile per aiutare gli altri. Non dico di diventare "santi", ma almeno in quelle cose che sono alla nostra portata: impegnamoci. Aiutate e sarete aiutati, rendete felici e sarete felici, gratificate e vi sentirete gratificati... IMPEGNATEVI  in QUALUNQUE cosa e tutto vi sarà restituito.


Concludo dunque questa nota con una richiesta rivolta a tutti: se potete, aiutate.


Un ragazzo di 2C

lunedì 30 novembre 2009

Energia nucleare in Italia: perchè no?

E’ interessante vedere come uno studente si metta alla prova con il testo argomentativo, affrontando un tema complesso e attuale: l’utilizzo dell’energia nucleare.

Vediamo gli aspetti positivi e quelli negativi di questa energia che tutti conoscono:
           ASPETTI POSITIVI
                Con poco uranio possiamo ottenere molta energia
                Le centrali nucleari non producono CO2
                Possibilità di diminuire la radioattività delle scorie
                Conferisce stabilità politica ed economica
                Diminuisce la dipendenza dal petrolio
                Aumenta la possibilità di lavoro

          ASPETTI NEGATIVI
                Difficoltosa eliminazione delle scorie
                Possibilità di attacchi terrorostici alle centrali
                Forte impatto paesaggistico
                In caso di incidente serio impatto dell'ambiente
                In caso di incidente probabili danni genetici e malattie
                Instaurarsi di una dipendenza dall'uranio in luogo di quella dal petrolio
                Può essere usata per scopi bellici

Sapendo ora che esistono centrali in un Paese confinante quale la Francia ad esempio possiamo eliminare gran parte degli aspetti negativi riguardante gli incidenti perchè, se si verificassero in un paese confinante, colpirebbero inevitabilmente anche l'Italia, come successo nel disastro di Chernobyl per i Paesi confinanti con l'Ucraina.
Dobbiamo dire anche che le possibilità stimate dai tecnici che si verifichi un problema sono veramente basse posto che si seguano i protocolli di sicurezza.
Inoltre risulta che alla Northwestern University recentemente abbiano scoperto il modo di eliminare lo stronzio un elemento chimico che costituisce un tipo di scoria tossica, precisamente una delle più pericolose.

La scoperta funzionerebbe in questo modo:
utilizzerebbe un solfuro di materiali metallici (sodio), atti a rimuovere lo stronzio.
Tramite uno scambio ionico, si riuscirebbe ad isolare lo stronzio come materiale solido, separandolo dai liquidi.
In tal modo, i rifiuti radioattivi solidi potrebbero essere trattati separatamente, manipolati, spostati o riciclati, mentre quelli liquidi verrebbero smaltiti facilmente.

É un processo molto difficile poiché in effetti lo stronzio è presente in piccolissime quantità rispetto al sodio, con una proporzione di uno su un milione.

Concludiamo col dire che sono rimasti solo due aspetti negativi contro sei positivi, l' energia nucleare costituirebbe una grandissima risorsa per noi e allora perchè no?


Una allieva di 3A