mercoledì 23 dicembre 2009

Auguri


La redazione del Blog augura un  felice Natale e buone Feste a tutti e vi aspetta nel 2010 con interessanti novità!



martedì 22 dicembre 2009

Natali vecchi, natali nuovi


Arriva l’inverno, con le sue giornate buie e fredde, mitigate solo dal calore delle feste in famiglia e con gli amici. Tempo di affetti, di intimità, ma anche di pause, stupore e speranza davanti al mistero della Natività, e sguardi verso scenari di incanto.
Auguro a tutti Buon Natale e Felice 2010, e per farlo prendo in prestito le parole di Mario Rigoni Stern: un grande scrittore italiano innamorato della semplicità e della montagna. In questa pagina una sua passeggiata sugli sci di fondo si trasforma in un canto di meraviglia e pace interiore nate davanti alla bellezza di un bosco montano.


Prof.ssa Ferrario

...Già, perchè nei giorni delle feste malinconiche dell'inverno - che tristezza i turisti che fanno la coda per lungo tempo dietro gli impianti di risalita a ridosso di giganteschi posteggi d'auto! - sono solito andare da solo per luoghi dove sono stimolato a ricordare e pensare volti oltre la realtà attuale.
È affascinante il silenzio con il sole sul bosco dove solamente qualche solitaria cincia parla con gli abeti, è dolcissimo scivolare sui cristalli della neve con i legni bene sciolinati, e il respirare libero fino in fondo ai polmoni, e i muscoli delle gambe e delle braccia alternarsi nel ritmo del passo concordemente con il respiro: è il battito della vita che senti pulsare. In questo stato felice il pensiero va oltre il tuo corpo, e ritrova un infinito  dove le realtà del presente è sostituita da una rêverie dolcissima. Natale laico, questo?
I segni della presenza di un urogallo sotto un secolare abete bianco, la traccia di un capriolo sulla neve immacolata di un sentiero, il muoversi di un ramo cagionato da uno scoiattolo non imprigionano la tua curiosa sensibilità, ma ti fanno sentire con “loro”: animali, alberi, cielo, sole nel kòsmos. E vai leggero con gli sci sui cristalli di luce.


(Mario Rigoni Stern, 1921 - 2008)

mercoledì 16 dicembre 2009

Da che parte?

Alcuni lavori di ragazzi di prima alle prese con il simbolo della freccia e giochi di cromie.

Prof.sa Antonietti
   

martedì 15 dicembre 2009

Santo Natale


Vi propongo alcune righe sul Santo Natale, forse poco convenzionali, ma che mi hanno offerto spunti di profonda riflessione, un sorriso
Prof.sa Rusconi Lucia  


“Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi. Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene.
Ma la celebrazione non dà tregua: vetrine, addobbi, la persecuzione della pubblicità da novembre a febbraio preme a gomitate nelle costole degli sparpagliati. 
Natale è un atto d’accusa. Perfino Capodanno è meno perentorio, con la sua liturgia di accatastati intorno a un orologio con il bicchiere in mano. Natale incalza a fondo i disertori.

Ma è giorno di nascita di chi? Del suo contrario, spedito a dire e a lasciare detto, a chi per ascoltarlo si azzittiva. Dovrebbe essere festa del silenzio, di chi tende l’orecchio e scruta con speranza dentro il buio. Converge non sopra i palazzi e i centri commerciali, ma sopra una baracca, la cometa. Porta la buona notizia che rallegra i modesti e angoscia i re.

La notizia si è fatta largo dentro il corpo di una ragazza di Israele, incinta fuorilegge, partoriente dove non c’è tetto, salvata dal mistero d’amore del marito che l’ha difesa, gravida non di lui. Niente di questa festa deve lusingare i benpensanti. Meglio dimenticare le circostanze e tenersi l’occasione commerciale. Non è di buon esempio la sacra famiglia: scandalo il figlio della vergine, presto saranno in fuga, latitanti per le forze dell’ordine di allora.
Lì dentro la baracca, che oggi sgombererebbero le ruspe, lontano dalla casa e dai parenti di Nazareth, si annuncia festa per chi non ha un uovo da sbattere in due. Per chi è finito solo, per il viandante, per la svestita sul viale d’inverno, per chi è stato messo alla porta e licenziato, per chi non ha di che pagarsi il tetto, per i malcapitati è proclamata festa. Natale con i tuoi: buon per te se ne hai. Ma non è vero che si celebra l’agio familiare. 
Natale è lo sbaraglio di un cucciolo di redentore privo pure di una coperta. Chi è in affanno, steso in una corsia, dietro un filo spinato, chi è sparigliato, sia stanotte lieto. E’ di lui, del suo ingombro, che si celebra l’avvento.”

Erri De Luca

lunedì 14 dicembre 2009

Villovagando in versione cartacea


Cogliendo l'occasione dei mercatini natalizi e della Fiera del Libro nasce oggi "Il Villovagando", periodico mensile che ci accompagnerà fino al termine dell'anno scolastico.

Non si tratta tanto di una mera copia cartacea del blog, quanto di un mensile vero e proprio che non solo potrà di volta in volta riprendere temi affrontati online ma proporrà autonomamente rubriche, recensioni, approfondimenti, articoli, comics, passatempi e quant'altro.

La redazione de "Il Villovagando" è composta da allievi, per ora solamente delle classi terze e qualche docente.

Invito col cuore i genitori e in generale tutti coloro che seguono questo di blog di sostenere questa iniziativa acquistando i numeri mensili di volta in volta.

Il Preside

domenica 13 dicembre 2009

AVVENTO: attesa per la venuta di Qualcuno o di qualcosa?



E’ cominciato da due o più settimane l’Avvento, ma forse nessuno o pochi se ne sono accorti.
L’ Avvento è un periodo di attesa per una venuta, quella di Gesù Cristo, ma di Lui sembra si siano perse le tracce. Guardando la TV, si vede gente che entra ed esce dai negozi con borse stracariche di regali, indaffarata ad individuare i doni più originali ed interessanti da far pervenire ad amici, parenti e conoscenti, nella speranza di essere ricambiati  in meglio. Nei discorsi prevale il tema di dove trascorrere le prossime vacanze natalizie.
E Gesù Cristo? Sembra che c’entri poco con il Natale, nonostante sia Lui il vero e unico motivo di questa festa. A Natale Gesù è il festeggiato. Il rischio è di lasciarlo nell’ angolo di un vago ricordo. Da più di duemila anni, ad ogni Natale, ci scambiamo gli auguri, ma sono gli auguri che nasca la speranza, la vita, l’amore, che Dio nasca nella grotta della nostra povertà?
Quante luci riempiono le vie e le vetrine in questo periodo! Ma sappiamo che la Luce è Gesù Cristo? Se interiormente restiamo al buio, a che serve addobbare la notte con variopinte luminarie? Noi cristiani mandiamo luce con la nostra vita?  Le nostre famiglie, il Collegio rassomigliano veramente a Betlemme? Si vede la stella cometa nei nostri occhi pieni di bontà?  Dalle case e dai luoghi di divertimento in questi giorni escono musiche che vorrebbero essere invito alla gioia. Ma di quale gioia? Spesso scambiamo il piacere con la gioia, che è il fremito dell’anima che giunge a Betlemme e vede Dio  e resta affascinata e coinvolta nella festa dell’amore puro. Sarà questa la nostra gioia? Sarà questo il nostro Natale?
Per viverlo così, ti invito a dedicare qualche minuto ai filmati annessi (filmato1 e filmato2).
E Buona Natale con la testa e il cuore



Don Romano

giovedì 10 dicembre 2009

Don Abbondio


Questa è una delle esercitazioni decisamente più riuscite su un lavoro che prevedeva di "giocare" su alcune testi classici, nella fattispecie il testo del Manzoni.


Prof.sa Sala


Il coraggioso Don Abbondio


Don Abbondio se ne tornava un giorno trotterellando a casa pregando con il libretto aperto a metà, quando all’improvviso vide due bravi, uno a cavalcioni d’un muretto e un altro appoggiato allo stesso muretto.
Chi stavano aspettando? Fu tentato di avvicinarsi per chiederlo ma subito: “ Signor Curato!”.
Il curato rispose: “ Cosa vuole da me?”
“Lei ha intenzione,” proseguì l’altro bravo, sceso dal muretto: “ di sposare Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, dico bene?” Don Abbondio rispose: “ Sì, dice bene, dice benissimo. Ma qual è il punto? Cosa sta cercando di dirmi?” “Questo matrimonio non s’ha da fare. Né domani né dopodomani né mai!” Don Abbondio, che era impegnato a controllare che le formiche del vicino formicaio stessero lavorando per bene, al mai sobbalzò. Poi si spazientì: “Signori miei, non è educato  gridare in tal modo, e inoltre qui mi si sta imponendo di andare contro gli ideali cattolici che mi formarono tempo fa!”
I bravi, stufi di usare le “buone maniere” dissero: “ Lei, dico, lei sta giocando con il fuoco: il nostro padrone Don Rodrigo non sopporta coloro che vanno contro i suoi desideri. E’ meglio che non rifiuti poiché le sue parole potrebbero ritorcersi contro lei stesso.”
Don Abbondio, stanco di questi spagnoli pigroni, nullafacenti e prepotenti, e di parlare con quei due illetterati maleducati, rozzi e puzzolenti disse: “ Lor signori  ascoltino: io ho il dovere di unire coppie di qualunque età, è ciò che il mio mestiere mi impone, e inoltre ho una Perpetua svampita che mi aspetta a casa, ho fame e mi dolgono i piedi, quindi permesso e arrivederci e tante buone cose.” Detto ciò era già alle spalle dei bravi che lo guardavano esterrefatti, un po’ perché avevano capito poco o nulla  e un po’ perché di quel poco che avevano capito la risposta era negativa. Sconsolati si avviarono dal loro padrone, dove la meritata punizione li attendeva.


Un ragazzo di 3C