venerdì 13 novembre 2009

Missione compiti, manuale di sopravvivenza per i genitori


Per motivare alla lettura di “Gianluca Daffi, Missione compiti, manuale di sopravvivenza per i genitori, Erickson, 2009” bastano le prime parole “Quante volte vi è capitato di dover litigare con i vostri figli per convincerli a sedersi alla scrivania? Quanti pomeriggi avete passato cercando in tutti i modi di far entrare loro in testa qualche pagina del libro?”
Sollecitata da queste domande ho sorriso pensando che a volte, è vero, il momento dei compiti si trasforma in uno scontro epico senza vincitori ma … con sicuramente due vittime.
Ho scoperto il testo in un momento di autoformazione e l’ho subito trovato interessante: è pratico e offre chiarimenti oltre che strategie utili per aiutare i giovani studenti a vivere con serenità e soddisfazione il proprio lavoro.
Significativi aspetti positivi per un libro che si legge con piacere e facilmente in un solo pomeriggio!

Prof. sa Sala


giovedì 12 novembre 2009

Debutto in prima media


La prima media è un passo importante per ogni bambino, ma è raro trovare un bel libro su questo argomento. Raro... ma non impossibile... Prima media! di Susie Morgenstern (Einaudi Ragazzi) è un godibilissimo romanzo per ragazzi che ha per protagonista Margot, una ragazzina francese in procinto di iniziare la scuola media.
L’inizio, si sa, è complicato e Margot attraversa tutti i dubbi di questo grande passo con tutta la sua emotività, tutte le sue fragilità, ma tirando fuori anche un’umanità ed un carisma che finiscono per essere contagiosi.
Nel romanzo c’è tutto il mondo della scuola media: le difficoltà degli alunni a rapportarsi con insegnanti che richiedono di “dare del lei”, i problemi organizzativi (da insegnante posso testimoniare quanto sia difficile - sembra incredibile ma è così - che uno studente di undici anni tenga in ordine il diario, che i materiali scolastici siano sempre al posto giusto, che i voti vengano debitamente firmati rispettando le scadenze e interrompo qui l’elenco per non tediare i lettori del blog), la frequenza delle prove che costringe i bambini  almeno in certi periodi dell’anno - a veri e propri tour de force per riuscire a rispettare le scadenze, i nuovi compagni con i quali si fa più o meno fatica a legare, ma anche momenti straordinari di condivisione tra coetanei (con gli adulti poco più che spettatori), le simpatie e le antipatie con certi insegnanti che a volte cementano i legami tra studenti e molto altro. 
Non manca neanche, reso dall’autrice con straordinaria leggerezza ma senza banalizzare, il tema della crescita: la protagonista vive la sua maturazione fisica e mentale con curiosità e qualche timore. Niente di nuovo per un adulto, ma a quell’età è sicuramente tutto diverso e straordinario.
Insomma, chi si cimentasse nella lettura di questo romanzo, oltre a tanta ironia, troverà uno spaccato della vita degli undicenni, raccontato con sapienza e coinvolgimento.

Prof. Caria

mercoledì 11 novembre 2009

La puzzola e il gatto antipatico

I ragazzi di prima media hanno iniziato il loro lungo percorso sui generi letterari partendo dal genere più semplice, più conosciuto e sopprattutto più amato: la favola.
Dopo averne lette diverse e averne individuato le caratteristiche comuni, si sono impegnati nella stesura di una favola inventata da loro. Eccone un esempio.

Prof.sa Ortolani

La puzzola e il gatto antipatico


C’ erano una volta un gatto ruffiano, vanitoso  molto antipatico e una puzzola umile e sensibile.
Il gatto era stupendo, veramente favoloso: aveva occhi azzurri come zaffiri e il manto candido come la neve fresca di montagna. La puzzola invece era per sua sfortuna molto brutta, con tutto il pelo arruffato e le zampe esili come stecchini. Il felino sapeva bene di essere bello e per questo disprezzava la puzzola, che era oggettivamente inguardabile!
Il padrone coccolava sempre il gatto, più ruffiano che mai, mentre teneva alla larga la puzzola, soprattutto a causa del suo odore terrificante.
La povera bestiola era sempre triste e di cattivo umore perchè si sentiva inutile e poco amata.
Un giorno il gatto approfittò del fatto che ci fossero tutti gli animali del bosco per prendere in giro la puzzola:
-       Guardate,amici, quell’ essere chiamato puzzola: è bruttissima! Come fa, mi chiedo, ad uscire dalla tua tana? Noi non ti vogliamo, non sei capace di far niente! Ritorna nel tuo rifugio e sparisci! –
La puzzola ci rimase malissimo! Non riuscì a smettere di piangere! Ma questa volta capì che non doveva darla vinta al gatto, ma che doveva reagire e perciò spruzzò con tutte le sue forze il suo forte odore che fece svenire il gatto proprio nel mezzo del suo spettacolino.
Questa favola mostra che è sbagliato prendere sotto gamba una persona e approfittare delle sue debolezze perché, quando meno te lo aspetti, anche lei può sfoderare la sua arma vincente!

Un allievo di 1A

A proposito di Facebook


Vorrei tentare di dare alcune indicazioni a genitori e alunni, a proposito dell’uso di questo social network.
Sentendone parlare in modo decisamente contrastante (malissimo da chi non lo usa, benissimo da chi lo usa!), ho deciso di scoprire, data la mia curiosità, se esiste una verità in mezzo a questi due schieramenti e quindi ho aperto la pagina e mi sono iscritta.
Premetto che considero FB uno strumento di comunicazione e proprio perché “strumento” non può avere insiti attributi quali buono o cattivo, ma può solo subire la caratterizzazione determinata da chi lo usa.
Esattamente come un martello che, usato per piantare chiodi su una parete da decorare con una composizione di quadri, diventa strumento costruttivo, se invece lo si usa per distruggere in modo inconsulto qualche oggetto, ecco che lo stesso strumento assume una connotazione distruttiva.
Precisato questo, i primi giorni ho cercato di capirne il funzionamento e le potenzialità, quindi ho tentato di dare una precisa finalità ai miei interventi.
Sul proprio profilo si può scrivere, pubblicare foto, filmati, link ecc. e di conseguenza è importante sapere ciò che si vuole far passare di sé.
Ho cercato “amici virtuali” tra i miei reali amici, è buffo chiedere l’amicizia a chi ti è già amico nella vita di tutti i giorni, ma FB funziona così e decisamente questo è un aspetto positivo in quanto nulla accade se non vuoi che accada.
Troppo lungo sarebbe spiegare come e quante persone compaiono oggi sulla mia lista, molto meglio dire che dopo un anno ho circa 110 amici virtuali (pochissimi rispetto ai migliaia che collezionano i ragazzi), tra questi ci sono anche molte persone che non conosco direttamente, con le quali ho rapporti epistolari, tra questi figurano medici, giornalisti, scrittori, ma anche casalinghe, ragazzi, mamme che, leggendo ciò che scrivo sentono di condividere le loro esperienze con me.
Donne che hanno in comune con me l’incontro ravvicinato con una terribile malattia, il cancro, che ha cambiato la mia vita ed ecco trovata la finalità dei miei interventi.
Quando mi sono ammalata ho affrontato un periodo molto difficile dal quale sono uscita senza troppe ammaccature anche grazie all’aiuto prezioso che hanno saputo darmi le persone che mi sono state vicine, attraverso FB riesco a dare ad altri la serenità, la voglia di vivere, la gioia e la forza di combattere che la malattia mi ha lasciato.
Ho avuto anche la fortuna di incontrare un gruppo di ragazzi leucemici con i quali sono in costante contatto, che attraverso FB comunicano con il mondo, dalle loro stanze sterili, ragazzi fantastici che sanno scrivere e condividere con gli altri le loro esperienze dolorose in modo equilibrato e obiettivo.
Ogni tanto la tastiera lascia il posto al telefono attraverso il quale si può comunicare in modo più personale e se qualcuno ha bisogno di me io ci sono.
Facebook non è il diavolo, noi adulti, genitori ed insegnanti non dobbiamo vietare tout court, dobbiamo invece attrezzare i ragazzi fornendo loro gli strumenti culturali appropriati, in modo che siano in grado di riconoscere ciò che è bene da ciò che è male, perché ragazzi, questo lo dovete sapere, c’è anche chi si approfitta della vostra giovane età per carpirvi notizie che non dovreste dare.
Quindi ai genitori dico che come sempre dovete “vigilare” sui vostri figli, ma non demonizzate ciò che loro amano, cercate anche voi di conoscere, forse potrete trovare uno spazio in più per  conoscere e sperimentare la comunicazione dei vostri figli.
Ai miei ragazzi delle medie (pardon! della secondaria di primo grado) dico di tenere gli occhi e le orecchie sempre ben aperti e….di .cercare soprattutto il contatto reale con i vostri coetanei.
Come finisco sempre i miei interventi su FB
Un sorriso

Prof.sa Rusconi   


martedì 10 novembre 2009

Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)



“Prodaqi nlente risute r pivvicile gere puetse qoce rige.Palcuno siaddelerà algi erori pi s t anda. Ev et tinfanemente appiano sotsiito duaicele tera, noeso pa l co sa, agiutno atlro e su vo palche palaro. Inraltà tsate drogando artivicialnete bue l o ce aqituanlente drovano i ragazi qisl esici nl lerege.”


Probabilmente leggere il testo proposto non è stato facile. In genere di fronte a questo scritto le persone reagiscono leggendo in due modi possibili:
·        molto lentamente cercando di scovare il corretto significato, oppure
·        molto rapidamente commettendo molti errori;

in entrambi i casi lo sforzo impiegato nella decodifica del testo impedisce, o quantomeno limita, la comprensione.
Se questo fosse stato un brano da studiare, più lungo e complicato, chiunque avrebbe delle difficoltà conseguenti dalla mancanza di comprensione del significato.
Mettiamo poi il caso che un insegnante chieda di leggere a voce alta queste righe: probabilmente avreste provato vergogna, soprattutto nel momento in cui il docente si fosse fatto più incalzante giudicando il compito come banale. Questo sarebbe stato un duro colpo per la vostra autostima. Probabilmente al quarto o quinto tentativo avreste rinunciato.

Questi sono i punti cruciali della dislessia , cioè di un disturbo specifico di lettura che si manifesta in persone intelligenti. Queste persone trovano difficoltà nell’automatizzare il processo di interpretazione dei segni grafici. Tale difficoltà di decodifica si manifesta con un deficit nella velocità e nell’accuratezza della lettura , che si ripercuote, nella maggior parte dei casi, sulla comprensione del testo.

La dislessia interessa circa il 3-4% della popolazione italiana, il che vuol dire mediamente un bambino per classe.

La difficoltà di lettura si accompagna spesso ad un disturbo nella velocità e nell’accuratezza della scrittura e si manifesta con frequenti errori ortografici ( disortografia) e/o con una difficoltà esecutiva del tratto grafico (disgrafia).
La dislessia si può accompagnare anche ad un disturbo nell’ambito dei numeri e del calcolo, detto discalculia, che si manifesta con la difficoltà di automatizzazione di semplici calcoli e delle tabelline e nella manipolazione dei numeri e dei segni aritmetici. La soluzione dei problemi matematici in genere è buona, ma può essere compromessa da un eccessivo impegno nel calcolo e nella lettura e scrittura del numero.
La dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia fanno parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

Prof.sa Russo Maria

lunedì 9 novembre 2009

In bianco e nero "2"

Altri lavori di una classe prima

Prof. sa Antonietti

 

Giochi di mano

Che sorpresa vedere il contorno della nostra mano, ci sembra così grande, diversa! Un grande "campo" che abbiamo usato per sperimentare teorie ed effetti cromatici. La destra e la sinisitra si sono poi unite in un turbinio di colori caldi e freddi.

Prof.sa Antonietti
















Lavori dei ragazzi di 2B